Spettacoli passati

Anche se siamo sempre alla ricerca di stimoli per i nostri prossimi lavori, ci piace ricordare i diversi spettacoli che abbiamo messo in scena in passato. Qui sotto trovate un po' di questa memoria.


…ZAC !

Commedia in cui l’autore indaga quella parte del mondo femminile da cui l’uomo resta escluso; ne evidenzia la forza, le esigenze di relazione profonda e la capacità di modificarsi.

La superficialità e la mancanza di introspezione dei personaggi maschili, spesso in secondo piano se non addirittura fuori scena, è resa da battute veloci e fugaci apparizioni, sottolineata da una messa in scena che ne esaspera in modo ironico l’inconsistenza. E’ un alternarsi di vuoti, i personaggi maschili, funzionali sempre ai pieni rappresentati dai personaggi femminili.

… ZAC ! è il rumore di una forbice che taglia…

… ZAC ! è la forma della messa in scena, composta da tanti tempi (le scene) solo apparentemente staccate (tagliate appunto) una dall’altra…

… ZAC ! è il taglio che a volte è necessario dare per vivere il proprio destino…

Complicità femminili, scene di vita di coppia raccontate senza ipocrisie, dalle quali emerge la consapevole, lenta presa di coscienza, della protagonista, che anche quella che sembra ineluttabile realtà, può essere plasmata o cambiata del tutto.


Sembrava quasi vero…

Prismatica è la realtà. In ogni sua faccia e solo per un istante ogni volta, appare un insieme sempre diverso di luci, ombre, fatti, persone, tra i quali risulta difficile distinguere, con sicurezza, il vero, il verosimile, il fantastico.

Un teatro in cui rifugiarsi quando la realtà non è più accogliente. Un teatro come spazio ideale, catino di raccolta di storie, persone, vicende che si snodano nel tempo.

Lo sguardo della protagonista accompagna persone e personaggi, bilanciando un surreale gioco di sopravvivenza reciproca. La finzione sublima la realtà che non sempre sta al passo con i desideri.

Tra gioie e dolori, ruotano i sentimenti, le emozioni e le speranze. Il teatro vive una seconda vita, abbandona le quinte e diventa famiglia, casa, nido e alcova nel cuore di chi lo ama.


Controfabbrica

(spettacolo per ragazzi)

… che ne dite di una fabbrica al contrario che, in un mondo deturpato da inquinamento e brutture, ci ridoni la natura con le sue immense ricchezze ?… che sia in grado di ridarci il canto degli uccellini e la serenità che non c’è più ?… l’uomo di tutto ciò sarebbe capace, con la sua creatività senza limiti, di grandi opere, di buffe invenzioni e di notevoli sorprese …


ASOLO… il segno che lasciamo…

Un testo, tutto al femminile, incentrato sull’immaginario incontro di tre figure particolarmente significative nella storia di quella città : Caterina Cornaro (1454-1510), Eleonora Duse (1858-1924), Freya Stark (1893-1993).

Tre donne estremamente diverse per formazione, vissuto, carattere e la cui vita si è svolta in epoche tra loro molto lontane. Tuttavia, un pragmatismo prettamente femminile, un’indomabile forza nelle scelte compiute, uno spiccato senso del proprio esserci nella storia, le accomunano nei ragionamenti; tre anime che sanno trovare l’accordo per suonare in modo corale, unite e quasi dirette da colei, Asolo stessa (la figura della Tata), che le abbraccia e in qualche modo continua a farle vivere.

Accompagnano in scena le tre donne, le note di tre strumenti che sintetizzano in poche battute un lato importante del loro carattere la “regalità” dell’arpa (l’armonia) per Caterina Cornaro, la “teatralità” del violino (la melodia) per Eleonora Duse, la “dinamicità” del sax (il ritmo) per Freya Stark.


I DUE DOGI

“Nomen et cineres una cum vanitate sepulta” questa iscrizione, posta sulla lapide di Alvise II Mocenigo, uno degli ultimi Doge di Venezia, sintetizza lo spirito che emerge dalla rappresentazione. La vanità e l’impegno morale teso a dare lustro al nome del proprio casato incombono sui personaggi in modo ossessivo, coinvolgendo tutti i componenti della famiglia. A fare da contraltare, le speranze e la quotidiana fatica dei servi, le cui aspirazioni s’infrangono contro la dura realtà e l’indolenza di un gondoliere disincantato dall’esperienza.

…aspettando i Conti

I tratti che caratterizzano i personaggi della Commedia dell’Arte, i pregi e i difetti, i vizi e le virtù, sono ben evidenziati in questo testo.

Ci troviamo di fronte, infatti, Pantalone, vecchio commerciante, avaro e accentratore, ma anche saggio ed esperto di come vanno le cose del mondo; Colombina, dalla morale semplice e concreta di donna intelligente, sensibile e astuta; Arlecchino, la maschera più famosa della Commedia dell’Arte, codardo, sempre affamato, ma fedele servitore del suo padrone, perennemente innamorato di Colombina e, forse, ricambiato.

A questi personaggi, fanno da cornice altri, sempre tratti dalla tradizione della Commedia dell’Arte; ecco dunque Eleonora, la moglie di Pantalone, donna dall’educazione raffinata, ma fragile nel carattere; Clemenza, dama di compagnia o fantesca, donna scaltra, libera nei costumi e abile nel parlare; Menego, servo intrigante che cerca di imitare grottescamente le virtù del nobile padrone; il Conte e la Contessa, consapevoli del loro ruolo nella società e di quanto il solo loro apparire sia sufficiente a rendere inconfondibile ogni occasione; il Gatto, tipica presenza nella città di Venezia, che conduce, con un filo rosso, attraverso lo svolgersi della storia incentrata sui preparativi che fervono, in casa di Pantalone, in attesa dell’arrivo del Conte e della Contessa.

Niente d’importante

Una coppia rientra felice da una festa in maschera.

La scena cambia completamente e pian piano si delinea, sempre più nettamente, il tema dell’abbandono inquadrato da differenti angolazioni.

Un lungo dialogo, tra la protagonista e l’amica d’infanzia, fa risaltare due modi contrastanti, ma solidali, d’intendere l’esistenza.

Scorrono episodi, fatti, ricordi delineati con la delicatezza che solo un’amicizia vera definisce… ma, la vita offre, speso all’improvviso, sorprese, risvolti inaspettati con i quali è necessario confrontarsi con consapevolezza perché costituiscono la vita stessa, non sono è mai un evento straordinario e dunque… “… non è mai niente, niente d’importante…”

TITTA – Giovan Battista Meneghini l’uomo che creò il mito Callas

“… senza di lui la Callas non avrebbe mai attinto le altezze che in campo lirico poté raggiungere, lasciando tracce della sua personalità nella storia del melodramma. Chi trionfò fu Maria Meneghini, perché Maria Callas subentrò quando già il miracolo era compiuto.” (G. Lauri Volpi)
“… poiché la voce di Maria era unica al mondo, non esitai a esigere il compenso massimo possibile… era mia convinzione che il cachet di Maria dovesse salire continuamente, perché in questo modo contribuiva a far aumentare il suo prestigio, a creare il mito della massima grandezza, della irraggiungibilità… altrimenti non sarebbe mai diventata “la Divina”. (G.B.Meneghini)